Intelligenza dei pesci

Che cos’è l’intelligenza? Concetto applicato agli animali

Intelligenza potremmo definirla come la capacità di rimanere vivi, risolvendo problemi logici e cognitivi, come recuperare cibo o risorse, costruirsi nidi o rifugi efficaci, eludere predatori o sorprendere le prede. Non solo, l’intelligenza è la capacità di studiare, apprendere, imparare, creare, comporre ed essere creativi. Essere intelligenti è quindi un insieme di fattori difficili da studiare ed analizzare. Gli studiosi utilizzano per studiare quanto intelligente è un animale un fattore psicometrico G, utilizzato spesso in mammiferi e uccelli, che viene calcolato in base allo svolgimento di compiti cognitivi ed in relazione alle dimensioni del cervello (dimensioni in rapporto con il peso dell’animale). Delle dimensioni del cervello dei pesci discuteremo in futuro.

È possibile applicare questi concetti ai pesci?

Gli studiosi sottolineano che non è possibile applicare il fattore psicometrico G ai pesci, ma questo non esclude il fatto che i pesci siano da considerare organismi intelligenti. Vedremo nell’articolo che molti pesci sono in grado di svolgere azioni particolarmente complesse, sono in grado di imparare, memorizzare ed insegnare. Prima di esaminare tutti questi casi, interroghiamoci su un quesito, banale per alcuni, ma non scontato per tutti, ovvero: “i pesci hanno un cervello”?

I pesci hanno un cervello?

La risposta è si. I pesci essendo vertebrati presentano un cervello, che è l’organo principale del sistema nervoso centrale. Il cervello dei pesci è diverso da quello dei mammiferi. Il cervello dei pesci non presenta la Neocorteccia, che nell’uomo rappresenta il 90% del volume del cervello. Alla Neocorteccia vengono attribuite le capacità di problem solving, apprendimento e memoria. Vien da sé pensare che quindi i pesci non presentino queste caratteristiche. Il cervello dei pesci è composto da solamente da mesencefalo, prosencefalo e rombencefalo. I pesci quindi presentano un cervello che sembra meno complesso rispetto ad altri vertebrati e presentano un rapporto dimensioni cervello/dimensioni corporee in media più piccolo tra tutti i vertebrati. Anche se, esiste ovviamente l’eccezione: Gnathonemus petersii, un pesce d’acqua dolce che popola diversi fiumi africani, è il vertebrato con il rapporto più alto in assoluto, anche più di noi esseri umani!

I pesci possono imparare? Rinforzo positivo, pavloniano e esperienze negative

Diversi studi, ma anche diverse esperienze di acquariofili, hanno evidenziato come i pesci possano imparare. I pesci sono in grado di riconoscere il luogo e l’orario in cui vengono alimentati, ed imparano queste informazioni in media solo dopo 3 volte che le osservano, molto prima di quanto possa fare un mammifero. I pesci sono in grado di riconoscere il volto di chi li alimenta, e grazie a questa abilità possono  anche essere addestrati. Online sono presenti numerosi video di pesci che vengono addestrati a compiere piccole azioni (passare dentro un cerchio, saltare fuori dall’acqua etc.). Anche in Polinesia alcuni popoli, da secoli, hanno addestrato le anguille a risalire da alcune pozze in cui vengono allevate con il semplice suono di un fischio. Una ricerca a dimostrato come i pesci possono essere addestrati con il metodo Pavloniano (riflesso incondizionato) associando quindi a suoni o colori la presenza di cibo. Ovviamente sono anche in grado di apprendere da stimoli negativi, come dolore, assenza di cibo etc.

I pesci possono usare degli strumenti o possono modificare la nicchia in cui vivono?

Si, i pesci sono capaci sia di utilizzare strumenti e di modificare la nicchia in cui vivono. Queste caratteristiche sono spesso associate a comportamenti che possono essere identificati come intelligenti. Alcuni pesci che popolano i reef e che si cibano di molluschi bivalvi hanno imparato a raccogliere grosse rocce con la bocca e le fanno cadere sopra ai molluschi, aiutandosi così a rompere il guscio per poi potersi cibare. Molti altri pesci, come i vari gobidi o i più diffusi tra gli acquari ciclidi, sono molto famosi per la loro capacità di scavare e crearsi delle tane, talvolta molto complesse. Questi comportamenti sono utili per assicurare delle zone sicure per la loro prole.

Intelligenza sociale

I pesci che vivono in banco è stato dimostrato che in realtà non si comportano come un grande unico organismo, come spesso vengono identificati gli insetti sociali (pensiamo ad api o formiche). I pesci sono fondamentalmente tutti opportunisti ed egoisti. È stato dimostrato che sono in grado di contare, o per meglio dire, sanno distinguere in due gruppi quale sia il più numeroso. Ma all’interno del banco non ci sono pesci con ruoli, non esiste il pesce vedetta, il pesce che protegge etc. I pesci stanno in banco perché fa comodo a tutti, con il banco è molto più facile individuare risorse di cibo ed eludere i predatori.

Social learning

In alcune specie di pesci sono dimostrati dei metodi di apprendimento ricevuti dai propri simili. Alcuni comportamenti sono pura e semplice osservazione ed imitazione, ma in altri casi è leggermente più complesso. Una ricerca ha infatti evidenziato come nel genere Apistogramma dei piccoli cresciuti da un bravo padre che effettua delle buone cure parentali saranno a loro volta dei padri migliori.

Conoscere e memorizzare l’ambiente che li circonda

Il conoscere e memorizzare l’ambiente che ci circonda è fondamentale per la sopravvivenza, non solo per poter individuare le zone trofiche dove foraggiare, ma anche per saper dove scappare in caso di attacco dei predatori. In molte specie, soprattutto in quelle che costruiscono un proprio nido/tana ed hanno un territorio, si è notato come fossero molto rapidi a memorizzare i cambiamenti dell’ambiente relativo a dove vivessero. Questa caratteristica è risultata molto evidente in pesci come i vari gobidi. Essi scavano delle tane e competono con altri maschi per difendere il proprio territorio, ma se un predatore è nei paraggi sapere dove è la tana di un tuo rivale può assicurarti la sopravvivenza.

Fonti:

•Familiarity with the test environment improves escape responses in the crimson spotted rainbowfish, Melanotaenia duboulayi, Brown, C. (2001);

• A system for the quantitative study of the learning capacity of rainbow trout and its application to the study of food preferences and behaviour. Adron et. al (1973);

• Spawning-site selection in relation to parental care of eggs in Aequidens paraguayensis (Pisces: Cichlidae). Keenleyside, M.H.A. & Prince, C. (1976);

•The role of learning in fish orientation. Odling-Smee, L. & Braithwaite, V. A. (2003);

• Animal cognition: how archer fish learn to down rapidly moving targets. Schister et. al (2006);

• Can fish build things? Reebs, S.G. (2009-2013);

•Tool use in fishes Reebs, S.G. (2011);

•Fish intelligence, sentience and ethics, Brown (2015);

•Swarm intelligence in fish? The difficulty in demonstrating distributed and self-organised collective intelligence in (some) animal groups Ioannu (2017);

•Fish learn to use tool, so let’s rethink the definition of tool use. Goldman (2018);

•Brain morphology predicts social intelligence in wild cleaner fish, Triki et. al (2020);

•No evidence for general intelligence in a fish Aellen et. al (2021).